domenica 12 marzo 2017
RENZI ATTACCCA
Pd, ultimo giorno kermesse Lingotto. Renzi: partita inizia ora, scrivere progetto Paese
Ex premier: 'Qualcuno ha cercato di distruggere il Pd'
"La partita inizia adesso - ha detto Matteo Renzi al Lingotto -, la mozione sarà scritta la prossima settimana, ma c'è il progetto per il Paese noi non sappiamo se il futuro è maggioritario o proporzionale, abbiamo le nostro idee, ma dopo il 4 dicembre quel disegno di innovazione istituzionale è più debole,la forza delle nostre idee è il confronto con gli altri e allora vincerà chi sarà più forte in termini di progetti e proposte".
"Nelle scorse settimane oggettivamente qualcuno ha cercato di distruggere il Pd perché c'è stato un momento di debolezza innanzitutto mia - ha detto ancora Renzi -. Ma non si sono accorti che c'è una solidità e una forza che esprime la comunità del Pd, indipendentemente dalla leadership: si mettano il cuore in pace, c'era prima e ci sarà dopo di noi e ora cammina con noi".
Poi ancora: "Essere di sinistra non è rincorrere totem del passato lo diciamo a chi immagina che essere di sinistra è salire su un palco alza il pugno chiuso e canta bandiera rossa. Sono esponenti di una cosa che non c'è più a difendere i deboli. E' un'immagine da macchietta non di politica".
"Bentornato a casa tua Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio: siamo felici di lavorare insieme a te", ha detto Renzi al Lingotto.
"No alla giustizia di chi ha confuso la giustizia con il giustizialismo - ha detto Matteo Renzi al Lingotto.. La Costituzione dice che un cittadino è innocente fino a sentenza passata in giudicato. Sempre, non a giorni alterni. I processi si fanno nei tribunali, non sui giornali. Gli articoli sono del codice penale. Le condanne le emettono i giudici, non i commentatori".
"Ci dobbiamo porre il tema di come si sta, ma è un tema che affronteremo da quello che accadrà sulla legge elettorale - ha spiegato ancora Renzi -. La prima alleanza che vale è con i cittadini che credono in noi. Non possiamo replicare modelli del passato se no è chiaro quello che vogliamo fare".
Al Lingotto il ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli: "Va bene Matteo Renzi e Maurizio Martina, ma accanto a loro mancano due giovani leader donne. Lo dico a Matteo e Maurizio: c'è una mancanza". "Raddoppiare nei prossimi cinque anni i fondi per scuola università e ricerca. E aprire un fronte di discussione con l'Europa per tenere queste risorse fuori da ogni vincolo". "Noi siamo con gli insegnanti se tutti insieme mettiamo al centro le ragazze e i ragazzi, il nostro futuro. Siamo l'unico governo che ha invertito la rotta sui finanziamenti all'istruzione", rivendica Fedeli.
"Oggi al #Lingotto17 con Matteo Renzi. Più forza al Pd per il futuro dell'Italia": così su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.
Sul palco anche Matteo Orfini: "Sinistra è una parola bella davvero che si porta dietro una storia, che è speranza e passione, noi dobbiamo sempre stare attenti a maneggiare la parola sinistra che non va chiusa in uno spazio angusto, che non può essere minoranza o essere chiusa in un partitino. La sinistra italiana siamo noi, è il Pd, poi ci interessa discutere con tutti". "Con Pisapia - ha aggiunto - vogliamo continuare a lavorare e combattere insieme e siamo interessati a ciò che si muove intorno".
La vicesegretaria del Pd, Deborah Serracchiani, ha detto: "Pisapia è la sinistra a cui guardare, ma non pensi chi è uscito dal Pd di rientrare con quel listone. La soluzione non è girare le spalle, vigliaccamente andarsene e poi condizionare il partito da cui si è usciti, non ci faremo condizionare".
"Nessun veto, non ci sono preclusioni. C'è un progetto politico da costruire insieme che riguarda il Paese", ha detto il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato risponde a chi gli chiede se vi siano veti a future alleanze con chi ha lasciato il Pd, come i parlamentari di Mdp. "Certo, si può costruire un progetto politico con chi ha chiaro chi sono gli avversari: per noi sono i populisti e la destra, speriamo di trovare i vecchi compagni di strada sulla stessa lunghezza d'onda", aggiunge.
LINGOTTO - LA SECONDA GIORNATA
Sposta l'asse un po' più a sinistra, Matteo Renzi. E rivendica l'ambizione di un Pd che, con vocazione maggioritaria pur dopo l'improvviso ritorno al proporzionale, sia motore del "cambiamento dell'Italia", perché sia "più giusta e più forte". "Noi siamo il Partito democratico e non torniamo indietro ma vogliamo guardare avanti", dice Maurizio Martina, classe 1978, nativo Ds, che affianca Renzi nella corsa per il congresso: "Diversi e uniti è possibile". La prospettiva, afferma Martina che con il suo intervento contende ad Andrea Orlando la rappresentanza della sinistra Pd, è quella di un "nuovo centrosinistra largo e inclusivo". Non si può, dice a chi come Bersani è andato via, rimettere le lancette indietro e tornare "alle vecchie case madri" e al centrosinistra col "trattino".
Da Roma, nelle stesse ore, arriva la 'chiamata' di Giuliano Pisapia, che chiede al Pd di indicare le alleanze, scegliere il campo di gioco. E' chiaro, replica Matteo Orfini, che il Pd non può allearsi con Alfano e con un partito che si chiama "Nuovo centrodestra". Ma dal palco Dario Franceschini ricorda che la realtà impone di guardare al centro: "Auspichiamo che nel centrodestra nasca un'area moderata con cui dialogare e del resto i numeri ci spingono a questo", afferma. "Il rapporto con Pisapia è naturale e privilegiato", afferma Ettore Rosato. Ma invita a guardare al quadro creato dalla legge elettorale. Dopo le primarie Dem si potrà davvero entrare nel vivo sulla legge elettorale e a quel punto, nonostante un diffuso pessimismo sulle chance di cambiarla, l'impegno ribadito dai renziani è per il Mattarellum o una correzione maggioritaria. Sergio Chiamparino, che in un applauditissimo discorso dal palco ribadisce di non voler abbandonare la "barca" renziana nel momento della difficoltà perché sarebbe "vigliacco", invita a non farsi tentare dall'autosufficienza e declinare la parola "egemonia" nel senso di dialogo a sinistra o, se il proporzionale lo imporrà, alleanze. Ma in quel caso, nota un dirigente renziano, la responsabilità è in capo anche a Pisapia: i parlamentari a lui vicini, ex Sel, siedono nei gruppi "con D'Alema, per il quale Renzi è nemico più di Berlusconi".
Nella seconda giornata del Lingotto resta in sordina il caso Consip. Luca Lotti, che la prossima settimana affronterà la mozione di sfiducia alla Camera, è assente ma solo per ragioni familiari e domenicaci sarà. Nelle discussioni del gruppo di lavoro sulla legalità viene ribadita una linea totalmente garantista. Stefano Graziano, indagato e poi archiviato per associazione camorristica, invoca una legge per tenere segreti gli avvisi di garanzia ma - mentre il magistrato Nicola Gratteri la boccia - il renziano David Ermini frena: il tema è culturale. Sul palco si alternano ministri, da Claudio De Vincenti a Pier Carlo Padoan. Domani ci sarà Paolo Gentiloni. Emma Bonino, applauditissima, parla di immigrazione e bacchetta Renzi sugli attacchi frequenti ai "tecnici" europei. L'ex premier ascolta dal retropalco e si fa vedere in platea solo sul finale, quando Massimo Recalcati lancia la scuola di formazione politica milanese che si chiamerà Pier Paolo Pasolini. Il rilancio dell'ex premier passa dal partito - in questo, vien fatto notare, il Lingotto è diverso dalla sua Leopolda della società civile - e da una nuova guida più plurale. Al suo fianco ha una nuova classe dirigente di 30-40enni che si son fatti le ossa da amministratori (da Matteo Richetti al presidente dell'Anci Antonio Decaro, da Giuseppe Falcomatà a Matteo Ricci). Sul palco torna Maria Elena Boschi, che raccoglie applausi tiepidi, dice che la sconfitta al referendum "è stata dolorosa ma siamo in cammino e la nostra avventura è solo all'inizio". Beppe Grillo attacca Renzi: con la piattaforma on-line "Bob", attacca, copia le idee del M5s. La differenza tra M5s e Pd, replica il renziano Andrea Marcucci, è che loro hanno "venti votanti alle primarie e il Pd un milione". L'ex premier si tiene lontano dalle polemiche, anche dagli attacchi di Michele Emiliano che lo definisce "pericoloso", e invita a guardare alla platea: "Mi emoziono, la nostra forza è un popolo che non si rassegna al catastrofismo".
Michele Emiliano, candidato alla segreteria del Pd, commentando le frasi di Renzi sulla compatibilità tra il ruolo di segretario del partito e di presidente del consiglio, ha detto: "Il segretario del partito è una cosa, il candidato premier è un'altra. Se il segretario fosse così bravo da essere il candidato premier dovrebbe dimettersi da segretario". "È un meccanismo - ha detto Emiliano - che una volta applicavamo senza problemi e che è stato cambiato in peggio nell'ultimo periodo". "Io non ho capito la proposta di Renzi, neanche da questa triste kermesse che sta facendo. Se insiste nello sbagliare è un pericolo per sé stesso e per gli altri", ha detto ancora Emiliano. "Non riesco a capire qual è la differenza tra i fallimenti dei 1000 giorni precedenti e quello che intende fare in futuro. O si è pentito di quello che ha fatto in passato e allora mi farà capire in cosa vuole cambiare,o insiste nello sbagliare".
E a Roma Giuliano Pisapia indica gli obiettivi dell'iniziativa politica che tiene a battesimo oggi. "Campo progressista vuole riunire il centrosinistra ed è un soggetto plurale a disposizione di tutti coloro che credono in un centrosinistra aperto, largo".'Campo progressista' vuole essere un progetto aperto "al civismo - dice Pisapia - all'ambientalismo, a chi crede nel dialogo interculturale e religioso. Ma soprattutto a chi vuole passare dalle parole ai fatti". Pisapia sottolinea come esistano già "decine di migliaia di esperienze amministrative e realtà locali a cui vogliamo offrire una casa per lavorare insieme".
LINGOTTO - LA PRIMA GIORNATA
Renzi, da segretario-premier detterò agenda contro paura
"Insieme" da Lingotto contro tecnici e populisti. Orlando attacca
"Il futuro non va più di moda ma è la nostra sfida, la paura è l'arma elettorale degli altri". Torna alle origini, Matteo Renzi. Le origini del Pd, con il Lingotto di Veltroni che rivendica da "erede", non "reduce". E le proprie origini, con "l'ambizione di rappresentare una svolta e tornare all'egemonia, non in senso gramsciano, ma nel dettare l'agenda di un'Italia che non si rassegna al catastrofismo". Parole, queste, di un candidato alla segreteria Pd che rivendica la scelta di essere anche candidato premier. Con una novità, annunciata dopo la sconfitta al referendum: "Io ci sono, con le mie ferite. Ma prima di me - dice annunciando più collegialità e dibattito delle idee - ci siete voi". Uno dei due sfidanti, Andrea Orlando, critica però con durezza la linea renziana: "Usciamo dalla sindrome dell'autosufficienza. Io guardo a quelli che hanno costruito il Pd e poi sono rimasti per strada".
La folla che riempie il padiglione del Lingotto, con tanto verde a far da sfondo e le sale per i workshop tematici a contornare il palco, è la risposta - sottolineano i renziani - a chi vedeva Renzi già azzoppato dal caso Consip. Lui, che in un'intervista afferma di avere contro "un intreccio di poteri", dal palco non fa alcun riferimento alle inchieste, tuona contro chi fa "battaglie rancorose contro qualcuno e non per qualcosa". Ma aggiunge che non attaccherà mai i suoi rivali Emiliano e Orlando. Parte dalla parola "insieme" e termina con due parole, "identità" e "patriottismo" che rivendica alla sinistra. In mezzo, un discorso che guarda al governo del Paese, a partire dalla sfida con chi cavalca la "paura". "Chi spara contro questa comunità non fa male solo ai militanti ma indebolisce l'argine del sistema democratico del paese", attacca. E lancia stoccate anche a chi è uscito dal Pd, bocciando la sinistra "che si divide", le logiche da "corrente", il "ping pong" delle polemiche. Cita a più riprese Walter Veltroni e riprende temi del suo Lingotto come Olof Palme e la necessità di combattere "la povertà, non la ricchezza".
E afferma, smentendo lo stesso titolo della kermesse ('Tornare a casa per ripartire insieme'): "Non siamo qui per ripartire, perché non ci siamo mai fermati ma per discutere, dialogare, dividerci se serve", afferma con quello che pare un riferimento anche alle critiche di Sergio Chiamparino, che al Lingotto viene da sostenitore "critico". L'ex premier ribadisce che è "convintamente al fianco" di Gentiloni e rilancia la battaglia in Europa, a partire dalla proposta di primarie per la scelta del candidato Pse alla presidenza della Commissione. Rivendica la vicinanza al francese Emmanuel Macron e attacca "populisti e tecnici": "Per anni una parte delle elite dell'Italia ha considerato l'Europa lo strumento per convincere gli italiani riluttanti a fare riforme che altrimenti non avrebbero voluto fare, premier tecnici animati da sentimento antipatriottico e antitaliano". Al centro pone un tema come il lavoro e annuncia la nascita di una scuola di politica ("Frattocchie 2.0") e una piattaforma on-line di partecipazione che si chiamerà "Bob", come Kennedy. Quanto al partito, dice che il Pd è "l'argine del sistema democratico del Paese" e che se ci sono "abusi" sulle tessere a fronte di 420 mila iscritti è fisiologico. Ed è normale che non abbia gli stessi problemi M5s che a Monza elegge il candidato sindaco con 20 voti. Propone una ricetta diversa rispetto al partito leggero o al partito pesante, che è una partecipazione attraverso diverse forme. E afferma che c'è spazio per parlare anche ai Millenials. Parla di piattaforma congressuale, Renzi, ma guarda al governo del Paese.
L'opposto di quel che fa Andrea Orlando, che propone la separazione dei ruoli di segretario e premier. Orlando sottolinea che il Lingotto è patrimonio "di tutto" il Pd e non solo della mozione renziana. E rivendica di essere in giro nelle piccole città e periferie del Paese, da chi sente la politica "lontana dalle grandi convention". Da fuori, attacca Renzi anche un "ex" come Pier Luigi Bersani: "Pretendere di riassumere il centrosinistra in un partito e il partito in un capo significa andare contro un muro".
sabato 11 marzo 2017
Salvini contestato a Napoli
Salvini contestato a Napoli. Manifestazione anti-Salvini in corso a Napoli. Dopo il transito nella Galleria delle Quattro Giornate che collega Mergellina con Fuorigrotta, il corteo si è ingrossato e ora può contare su almeno duemila partecipanti. Stima confermata anche dalle forze dell'ordine. In galleria e' stato sparato un petardo oltre ad un fumogeno da stadio. Nel corteo sono presenti alcuni esponenti del mondo ultrà e anche i rappresentanti di un centro sociale di Bergamo. Tra i cori intonati anche 'Un giorno all' improvviso', molto comune negli stadi, e 'Bella Ciao'.
''É scandaloso che un ex magistrato sfortunatamente sindaco, spero ancora per poco, si permetta di decidere chi può e chi non può venire a Napoli''. Così all'ANSA il leader della Lega, Matteo Salvini, al suo arrivo al Palacongressi. A chi gli fa presente che de Magistris non ha preso parte al corteo, Salvini sottolinea che a lui basta quello che il sindaco ha dichiarato nei giorni scorsi.
Il prefetto di Napoli ha notificato alla Mostra d'Oltremare il provvedimento con il quale si 'ordina' ai vertici dell'ente di far svolgere la manifestazione di Matteo Salvini, leader della Lega, in programma oggi alle 17. Lo ha riferito il sindaco, Luigi de Magistris.
"Lo Stato ha deciso di far prevalere il capriccio di Salvini di voler fare la sua manifestazione alla Mostra d'Oltremare" afferma il sindaco di Napoli commentando l'ordinanza con la quale Governo e Prefetto hanno imposto ai vertici dell'ente di far tenere l'appuntamento del leader della Lega. L'ex pm spiega: "Nessuno ha tolto il diritto di parola a Salvini che in alcune sue dichiarazioni fa apologia del fascismo, ma non possiamo consentire che un'articolazione del Comune sia nella sua disponibilità". La manifestazione della Lega "si poteva fare ovunque con le medesime garanzie di ordine e sicurezza. Questo reiterare in modo pervicace l'idea di volere la Mostra contro la volontà dell'Amministrazione e della maggioranza non aiuta". "Io e la mia Amministrazione siamo convintamente democratici e a difesa della Costituzione, motivo per cui siamo contro Salvini'' afferma;la decisione del Governo e del prefetto "impedirà oggi lo svolgimento dell'evento sui droni previsto alla Mostra e alle persone di poter fare una passeggiata nella zona".
"Sono metodi utilizzati all'epoca dell'emergenza rifiuti per le discariche ma non voglio ritenere che la Mostra sia una discarica e non posso ritenere che Salvini sia considerato un rifiuto proveniente dal Nord", prosegue de Magistris, in merito all'ordinanza prefettizia sull'iniziativa di Salvini. "Respingiamo dal punto di vista politico e istituzionale il provvedimento emesso dal Governo". Secondo de Magistris, c'era "la possibilità di contemplare tutte le esigenze individuando un'altra location".
"Lo stato a Napoli non esiste, comandano violenti e centri sociali. Lo stato non è in grado di garantire democrazia, sicurezza e libertà d'espressione. Non è possibile che l'Italia sia ostaggio di delinquenti, di sindaci complici e ministri assenti", aveva detto il segretario Matteo Salvini dopo il no della Mostra d'Oltremare alla manifestazione.
Centri sociali: a Salvini consegneremo foglio di via - Al segretario della Lega, Matteo Salvini, "consegneremo oggi un foglio di via popolare" annunciano i rappresentanti dei centri sociali in una improvvisata conferenza stampa, in piazza del Plebiscito, dinanzi alla Prefettura di Napoli, confermando la volontà di tenere la manifestazione di protesta in concomitanza della manifestazione che si terrà alla Mostra d'Oltremare. A giudizio dei manifestanti a scendere in piazza "sarà innanzitutto il popolo; un popolo che Salvini a Napoli non lo vuole".
Emiliano: ha offeso il Sud, viene a Napoli per provocare - "Salvini a Napoli? Se non arrivava era meglio. Perché viene a provocare la gente dopo aver ingiuriato una città intera". Lo ha detto il candidato alla segreteria del Pd e governatore della Puglia Michele Emiliano, a margine di un'iniziativa a Napoli dove oggi pomeriggio è prevista una iniziativa del leader della Lega Matteo Salvini. "Siccome Napoli è la capitale di tutto il Sud - ha aggiunto Emiliano - Salvini ha ingiuriato tutti i meridionali italiani, quindi farebbe bene a starsene a casa".
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giovedì 9 marzo 2017
P RENZI IL RITORNO
Stop di Renzi al governo sull'aumento dell'Iva
Ex premier contro Emiliano su vaccini, cosi' perde la faccia
Dal no all'aumento dell'Iva, ai dubbi sul taglio del cuneo fiscale nota lìAnsa. Alla vigilia del Lingotto, dove intende tracciare il programma dei "prossimi dieci-venti anni", Matteo Renzi manda dei segnali ben precisi sulla "manovrina" che il governo Gentiloni dovrà varare nei prossimi mesi. Ribadisce "pieno sostegno" al premier: "Giochiamo con la stessa maglia, nella stessa squadra, non conta chi fa gol". Ma sottolinea che se il voto è "previsto nel 2018", non si possono passare questi mesi a "parlarsi addosso: l'importante è fare cose concrete". Da qui al 30 aprile, l'ex premier dovrà battersi con Andrea Orlando e Michele Emiliano per la segreteria del Pd. "Orlando dicono sia forte tra gli iscritti e Emiliano nelle primarie aperte, io non lo so. Ho rispetto dei miei avversari e non passerò il tempo ad attaccarli. Uno l'ho scelto come ministro, l'altro l'ho aiutato a vincere in Puglia". Ma al governatore che si dice favorevole a una futura alleanza con i Cinque stelle ("Mai però con Fi"), replica puntuto: "A cena è andato con Berlusconi. Non so se Grillo sceglierebbe Emiliano... Io aspiro ad avere la maggioranza". E poi lancia la prima stoccata della campagna congressuale: sull'obbligo di vaccini a scuola, accusa, "non è stato chiaro come altri presidenti di Regione. Ma non giochiamo sulla pelle della gente, su queste cose non si scherza. Litighiamo su tanti argomenti, sui vaccini per avere un voto in più si perde la faccia e la dignità del Pd". Nello studio di Porta a porta Renzi torna sulla vicenda Consip, invocando processi "per arrivare alla verità": "Umanamente sono preoccupato per mio padre ma sto con i giudici".
E sul piano politico respinge l'idea che esista un "sistema di potere toscano: è solo negli editoriali, non nella realtà". Certo, i renziani non nascondono la preoccupazione per i sondaggi che danno l'affluenza alle primarie in picchiata come conseguenza della scissione e delle inchieste. Ma confidano che da qui al 30 aprile la tormenta giudiziaria si calmi. Renzi intanto mena fendenti a Bersani e D'Alema: "Con Bersani non ci siamo mai presi ma un partito non è 'C'è posta per te...'". E già guarda oltre, a una vittoria del congresso con una campagna che proietti poi il Pd più forte verso le politiche. Con un segretario che sia anche candidato premier. Con Gentiloni, con cui a più riprese rivendica un rapporto saldissimo e "l'impossibilità di litigare", si può arrivare a fine legislatura ma, sottolinea, solo se si "fanno le cose", senza restare immobili. Quali cose? La battaglia in Europa, a partire dall'unione fiscale. E poi una politica economica che non "sprema" i cittadini. "E' un errore politico oggi aumentare l'Iva in un momento come quello che stiamo vivendo", afferma, dicendosi persuaso che quella che emerge in questi giorni non sia un'idea di Gentiloni ma di tecnici per i quali è "un evergreen". Dove allora trovare i soldi per la "manovrina"? I margini, secondo l'ex premier, ci sono senza far scattare le clausole di salvaguardia o aumentare le accise. Ma anche su un'idea come quella annunciata da Gentiloni di taglio delle tasse sul lavoro esprime i suoi dubbi: La misura dei cinque punti nell'esperienza del governo Prodi non ha portato risultati. Io non l'ho fatta. Il governo deciderà e sulla base della proposta che viene fatta discuteremo".
Al Lingotto questo weekend Renzi approfondirà le sue proposte con i sostenitori. Non ci sarà Walter Veltroni, che non vuole schierarsi al congresso. Mentre l'ex segretario non svela se ci sarà qualcuno di Fiat ma dice: "Marchionne l'ha salvata" ma il fatto che abbia portato la sede all'estero "mi sta sul gozzo". Anche gli sfidanti Orlando ed Emiliano portano avanti la loro campagna e il ministro della Giustizia, che la scorsa settimana ha incontrato Romano Prodi e raccoglie il sostegno dei prodiani, fa sapere che se venisse eletto segretario si dimetterebbe da Guardasigilli. Il Pd intanto è ancora alle prese, però, con il caos delle tessere e a Napoli la commissione congresso decide di non approvare il tesseramento, invalidando di fatto le iscrizioni dopo le polemiche della scorsa settimana.
E' la solita kista della spesa. Come sempre, mancano le idee, La prima repibblica inventò i govsfbu dslla non sf9gucia,,Vedremo cosa inventerà Renz9
mercoledì 8 marzo 2017
SE BEN CHE SIAMO DONNE
8 marzo: sciopero delle donne, si torna alla protesta
Poche celebrazioni, cortei e assemblee ma anche disagi
8 marzo: campagna atlete per il diritto alla maternità
8 marzo: sciopero; disagi trasporti, scuola e sanità
8 marzo: sciopero donne da lavoro e cura
Stereotipi e pregiudizi sulle donne, cominciamo a cambiare mentalità. 5 consigli
Festa delle donne: volti e storie di donne, foto e racconti al femminile
8 Marzo: Settanta anni di conquiste al femminile
Come negli anni '70, le femministe si sono riprese la scena e hanno indetto uno 'sciopero globale', chiedendo l'adesione ai sindacati. All'appello hanno risposto le sigle di base e la Flc Cgil, che hanno indetto uno sciopero generale di 24 ore che interesserà trasporti locali, ferroviari, aerei, scuola e sanità. Lo sciopero generale ha provocato non pochi mal di pancia tra i sindacati, con i confederali che hanno preso le distanze ma organizzeranno iniziative nei territori.
Volti e storie di donne, foto e racconti al femminile, LO SPECIALE
Al di là delle sigle, comunque, lo 'sciopero globale' - lanciato in Argentina e che riguarderà non solo l'Italia ma anche altri 40 Paesi - vuole coinvolgere, nelle aspettative delle promotrici, lavoratrici dipendenti, precarie, autonome, disoccupate, studentesse, casalinghe. E le forme potranno essere molteplici: non solo l'astensione dal lavoro e dalla cura (della casa, dei figli), ma anche modalità alternative come lo sciopero bianco, l'astensione dal consumo, l'adesione simbolica, il picchetto, lo sciopero digitale. A Roma, tra le numerose iniziative è previsto un presidio delle lavoratrici di Almaviva contro i licenziamenti, una manifestazione contro la Buona Scuola davanti al Miur e un'altra davanti all'Università La Sapienza e un corteo, che partirà nel pomeriggio dal Colosseo e arriverà a Trastevere. Iniziative sono comunqu
e in programma in tante città. In prima linea le femministe dei Centri antiviolenza, molti dei quali resteranno aperti alla cittadinanza. Settanta anni di conquiste al femminile
Tra i politici, scontata l'adesione allo sciopero delle donne da parte dei partiti più a sinistra come Prc, SI e Possibile, mentre altrove si sono registrate varie voci critiche. Come quella del ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli, secondo la quale lo sciopero "sottovaluta i passi importanti che il Parlamento ha fatto, come mettere soldi sull'astensione dal lavoro retribuita al cento per cento se la donna denuncia il partner violento. O il piano straordinario con finanziamenti per i centri anti-violenza. Perché non andare piuttosto sui luoghi di lavoro a coinvolgere le persone? Così si rischia di discutere dello strumento, lo sciopero, non di discriminazioni". Perplessa anche la sottosegretaria Sesa Amici, da sempre sensibile ai temi delle donne: "con il fatto di aver deciso che diventasse anche lo sciopero dei mezzi pubblici, abbiamo ottenuto un effetto boomerang: il rischio è che abbiamo contribuito a fare dell'8 marzo la giornata in cui si blocca la città e si bloccano le donne nella loro mobilità e possibilità di stare al centro". Comunque non mancherà al Quirinale la tradizionale cerimonia celebrativa: filo conduttore di quest'anno è la pace, e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, renderà omaggio alle donne costruttrici di pace, protagoniste nella promozione di una cultura di pace e di giustizia nei contesti sociali più difficili. E anche la tradizione della mimosa sembra comunque dura a morire: secondo i calcoli dei fioristi di Confesercenti, gli italiani dovrebbero acquistare circa 12 milioni di ramoscelli dorati, addiritturne "diloyya e di governo, facrso anno.
Io penso che noi dovremmo distinguere fra movimernti delle donne e femminismo. I movimenti delle donne nacquero nel vivo della lotta sindacale e politica in nome del la rivendicazione del riconoscynento del valore economico e morale del lavoro femminile. Il femmiunismo è un movimento radicak chic come ik veganismo e la psicoanalii che è fallito a causa delka pretestuoxità della protesta.
Il partito in cui allora militavo venne fatto a pezzi dalle femmministe in nome delo slogan maoista: "Sparare sul quartiere generale". Ricordo migliaia di compagni e compagbe che si trovarono improvvisamente in crisi a causa del cinismo delle leaders femministe il cui unico obiettivo era quello di impadronirsi del potere che era nelle mani degli attuali dirigenti del partito.
lunedì 6 marzo 2017
STOP AI VITALIZI
Change.org
corrado,
i vitalizi sono “uno dei più grandi scandali della Repubblica” e ci sono “duemila ex deputati e senatori che godono di questi ingiustificati trattamenti”.
Il Fatto Quotidiano ha lanciato un appello per chiedere "il ricalcolo globale di questi privilegi e il tetto massimo per la quota percepita".
Sei d'accordo?
@pietrograsso e @lauraboldrini: Vitalizi, poniamo fine al privilegio
Il Fatto Quotidiano
Firma la petizione
Quello dei vitalizi è uno dei più grandi scandali della Repubblica. Per gli sfacciati privilegi che i parlamentari si sono dati, per lo spreco di risorse che hanno comportato e comporteranno, per il peso che continueranno ad avere sui bilanci di Camera e Senato, dunque sulle finanze pubbliche.
C’è un esercito di oltre duemila ex deputati e senatori che gode di questi ingiustificati trattamenti. In base ai quali persino chi non ha mai messo piede in Parlamento o ha partecipato a pochissime sedute delle Camere riscuote assegni di circa 2.000 euro netti mensili. Magari sommandoli ad altri vitalizi delle Regioni o del Parlamento europeo, oppure a trattamenti pensionistici maturati per le attività lavorative svolte. Per non parlare dei parlamentari eletti per più legislature, che arrivano ad incassare anche oltre 10 mila euro netti mensili. Cifre che i comuni cittadini neanche si sognano.
Vero che a partire dal 2012 il sistema è stato riformato. E il vecchio sistema di calcolo dei vitalizi è stato rimpiazzato dal contributivo. Ciononostante, il trattamento dei rappresentanti del popolo continua a presentare elementi di smaccato favore rispetto a quello riservato ai normali lavoratori. A cominciare dall’età pensionabile.
Ecco un esempio. Gli eletti per la prima volta nel 2013, se la legislatura durerà almeno 4 anni 6 mesi e un giorno, con 5 anni di contributi versati, matureranno a 65 anni il diritto ad una pensione di circa mille euro. Chi sarà eletto anche per un secondo mandato, con 10 anni di contributi, potrà iniziare a percepire l’assegno previdenziale addirittura a 60 anni. Mentre, a partire dal 2018, l’età minima richiesta ai comuni cittadini per andare in pensione salirà a 66 anni e 7 mesi.
Per modificare il trattamento previdenziale degli ex parlamentari e rimuovere questo scandalo, non servono né leggi né complesse riforme costituzionali. Basta un semplice cambiamento ai regolamenti interni sui vitalizi varati dagli Uffici di presidenza di Camera e Senato. Esattamente come uno dei tanti fatti nel corso del tempo ai primi regolamenti approvati negli anni Cinquanta. E che, progressivamente, hanno determinato le distorsioni e le posizioni di favore che conosciamo per onorevoli e senatori. Ed è proprio agli Uffici di presidenza di Montecitorio e Palazzo Madama che questa proposta-appello si rivolge. Affinché, attraverso un nuovo regolamento, eliminino definitivamente e una volta per tutte le ingiustificate posizioni di rendita maturate dagli ex parlamentari prima della riforma del 2012 e quelle che, anche dopo quest’ultimo intervento, sono rimaste praticamente inalterate.
Ecco cosa proponiamo.
1) Ricalcolare tutti i vitalizi attualmente in essere con il sistema contributivo in vigore a Montecitorio e Palazzo Madama dal 2012. E che prevede, in sostanza, un ammontare di circa 200 euro lordi al mese per ciascun anno di mandato parlamentare.
2) Elevare il limite d’età per la percezione dell’assegno previdenziale allo stesso livello previsto dalla legge Fornero per i comuni lavoratori.
3) Introdurre un tetto massimo al vitalizio di 5.000 euro lordi al mese. Anche per coloro che, avendo rivestito cariche in diverse assemblee elettive (Parlamento nazionale, Parlamento europeo e Consigli regionali), percepiscono o percepiranno, in base alle regole attualmente vigenti, più assegni previdenziali.
4) Analogo tetto deve valere anche per tutti coloro che godono o godranno di un trattamento previdenziale frutto dei contributi versati nel corso della propria carriera professionale: se la pensione maturata attraverso l’attività lavorativa privata è pari o superiore a 5.000 euro lordi al mese, l’ex parlamentare non avrà diritto al vitalizio erogato dall’organo elettivo nel quale ha svolto il mandato, ma solo al rimborso dei contributi versati.
Primo Di Nicola, Antonio Pitoni, Giorgio Velardi (autori del libro Orgoglio e Vitalizio per Paper First)
Firma la petizione
venerdì 3 marzo 2017
UNA SOCIETA GIUSTA
Nato a Ghilarza in Sardeegna, Gramsci si formò culturalmente e polticamente nella Torino socialista e operaia descrtta da Paolo Spriano (P Spriano Torino socialista e operaia, Einaudi) Gramsci era un ragazzo intelligente che fece tesoro del poco che gli passavta la cultura italiana dell'epoca. Il suo punto di riferimento era Benedetto Croce da Casamicciola. Croce era un uomo di vasta cultura, ma era inguaribilmente di destra. Per capire Gramsci occorre partire dal gruppo di appunti pubblicati da Togliatti nel primo volume dei Quaderni.(A. Gramsci Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, Einaudi) dove Gramsci sottopone a serrata critica il pensiero di don Benedetto nel tentativo di emendare il pensiero di Marx dagli errori che erano stati messi in luce nel dibattto di fine secolo sulla cd crisi del marxismo (R. Rancinaro La crisi del marxismo, De Donato; L. Colletti a Introduzione a E. Bernstein I presuppostri del socialismo e i fondamenti della democrazia, Laterza) .
E' noto che tutta la elaborazione teorica di Marx sfocia nella ernunciazione di tre leggi che sono alla base del funzionamento del modo capitalistico di produzione:
La dimostrazione della legge della caduta tendenziale del saggio di profitto contiene un errore logico.-matematico letale per la legge così come era stata enunciata da Marx.. Se il saggio di profitto p è uguale al plusvalore complesssivamente estratto rapportato al capitale impiegato per ottenerlo, va da sé che un aumento della quantità di capitale, ferma restamdo la sua produttività,. comporta una diminuzione di p. Il fatto è, dimostrò Croce, che aumento di capitale significa generalmente aumentò della sua produttivitità e ciò comporta un aumento di p, poiché aumenta il saggio di sfruttamento della forza lavoro. (J. Gillman Il saggio del profitto, Editori riuniti; R. Meck Scienza ecoomica e ideologia Laterza, AAvv Accumulazione del capitale e saggio del profitto, Feltrinelli)
Più complesso è il discorso sulla seconda e terza legge. Grazie alla globalizzazione, chi era ricco è diventato ancora più ricco e chi era povero lo è divenato ancora di più, mentre sono scompasi iu ceti medi tradizionali. Questi fenomeni economici e sociali non hanno portato però alla rivoluzione socialista, ma alla controrivoluzione neoliberale.(D. Harvey Breve storia del neoliberismo, Il saggiatore) che ha creato una forma nuova e totalizzante di capitalismo che ha trasformato la nostra vita in una sorta di roulette russa.(R. Reich Supercapitalismo, Fazi; A: Glyn Capitalismo scatenato, Brìioschi)
Già Eduard Bernstein aveva notato che nesssna delle tre grandi leggi marxiane era andata a fagiolo. Ciò aveva posto il tema del futuro del capitalismo in una nuova luce (C Napoleoni L. Colletti Il futuro bdel capitalismo, Laterza). Nel 1962 l'economista Sigethu Tsuru pubblicò un libro dal titolo Has Capitalism Changed? La domanda era retorica. Il capitalismo non puo esistere senza cambiare. E' la sinistra che non è stata capace di cambiare,
Per Marrx, lo stato era essenzialmente "hard power" e aveva il compito di permettere alle clsssi domiunantie di gestire la cosa publica per la realizzazione dei propri interessi. Analogamente, per Lenin, la democrazia era una forma di dittatura di classe. Gramsci, al contrario considera lo stato come "egmonia corazzata di coercizione". Ciò assegnava al partito comunista nuovi compiti. In altre parole, far la rivoluzione voleva dire cosruire un "nuovo blocco storico" capace di creare egemonia politica e '''br7ale /(H. Portellli Gramsci e il nuovo storico, Laterza). Anche in queeto caso, il gusto della metafora porta Gramsct a enunciare una formulazione politica ambigua. Nei suoi scritti sul Risorgimento Gramsci afferma che il successo dell'impresa fu determiato dalla buona riuscita dello sforzo teso alla creazione di un blocco storico dei ceti medi (A. Gramsci Il Risorgimento, Einaudi)
Ora, occorre precisare che Gramsci scriveva in carcere e quesro fatto gli impediva di esplicitare in tutte le sue componentiu il suo pensiero. Inoltre, a Gramsci piacevano le ardite metafore come quella del partito come un moderno principe( L. Paggi Il moderno principe, Editori Riuniti). Nelle mani di Togliatti, la creazione del "nuovo blocco storico" di Gramsci divenne la "lunga masrcia attravers le istituzioni" , la politica del "doppio petto" e del "doppioo binario", dell'unità nellla diversità. In altre parole, divenne "via italiana al socalismo". Nessuno mai spiegò di quale socialismo si trattasse.
Il grande matematico sovietico Kantorovic, il padre dei neomarginalisti sovietici scrisse che Marx disse poco o nulla sul socialismo. In realtà Marx fissò il principio "A ciascuno secondo i propri bisogni da ciascuno secindo le proprie capacità"che è l'esatto contrraio di quanto sostiene l'economia dominante.secondo la quale i fattori della produzione devono essere retribuiti sulla base delle rispettive produttività marginali all'interno di una normale funzione di produzione.
Tale tematica diventò di moda tra la fine degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta, quando fu lo stesso leader della CGIL Luciano Lama a farsi sostenitore della cd politica delle compatibilità. Allora ci fu a sinistra la riscoperta via Sraffa, della politcità della distribuzione del reddito, problema che non era stato risolto dalla precedente politica dei redditi. caldeggiata dai riformisti. In effetti, la politica dei redditi si trasformò in politica dei salari, mentre s'era dimostrato impossibile controllare la dinamica dei prezzi senza ricirrere a misure ammministrative che sarebbero state accolte con ostilità da parte delle imprese.In conclusione una economia giusta può esistere solo in una società giusta(J. Rawls Una teoria della giustizia Feltrinelli, S. Veca Una società giusta, Il saggiastore. Id Cittadinanza, Feltrnelli)
E' noto che tutta la elaborazione teorica di Marx sfocia nella ernunciazione di tre leggi che sono alla base del funzionamento del modo capitalistico di produzione:
- Legge della caduta tendenziale del saggio del profitto.
- Legge della proletarizzazione crescente dei ceti medi.
- Legge dell'iimiserimento di lavoratori.
La dimostrazione della legge della caduta tendenziale del saggio di profitto contiene un errore logico.-matematico letale per la legge così come era stata enunciata da Marx.. Se il saggio di profitto p è uguale al plusvalore complesssivamente estratto rapportato al capitale impiegato per ottenerlo, va da sé che un aumento della quantità di capitale, ferma restamdo la sua produttività,. comporta una diminuzione di p. Il fatto è, dimostrò Croce, che aumento di capitale significa generalmente aumentò della sua produttivitità e ciò comporta un aumento di p, poiché aumenta il saggio di sfruttamento della forza lavoro. (J. Gillman Il saggio del profitto, Editori riuniti; R. Meck Scienza ecoomica e ideologia Laterza, AAvv Accumulazione del capitale e saggio del profitto, Feltrinelli)
Più complesso è il discorso sulla seconda e terza legge. Grazie alla globalizzazione, chi era ricco è diventato ancora più ricco e chi era povero lo è divenato ancora di più, mentre sono scompasi iu ceti medi tradizionali. Questi fenomeni economici e sociali non hanno portato però alla rivoluzione socialista, ma alla controrivoluzione neoliberale.(D. Harvey Breve storia del neoliberismo, Il saggiatore) che ha creato una forma nuova e totalizzante di capitalismo che ha trasformato la nostra vita in una sorta di roulette russa.(R. Reich Supercapitalismo, Fazi; A: Glyn Capitalismo scatenato, Brìioschi)
Già Eduard Bernstein aveva notato che nesssna delle tre grandi leggi marxiane era andata a fagiolo. Ciò aveva posto il tema del futuro del capitalismo in una nuova luce (C Napoleoni L. Colletti Il futuro bdel capitalismo, Laterza). Nel 1962 l'economista Sigethu Tsuru pubblicò un libro dal titolo Has Capitalism Changed? La domanda era retorica. Il capitalismo non puo esistere senza cambiare. E' la sinistra che non è stata capace di cambiare,
Per Marrx, lo stato era essenzialmente "hard power" e aveva il compito di permettere alle clsssi domiunantie di gestire la cosa publica per la realizzazione dei propri interessi. Analogamente, per Lenin, la democrazia era una forma di dittatura di classe. Gramsci, al contrario considera lo stato come "egmonia corazzata di coercizione". Ciò assegnava al partito comunista nuovi compiti. In altre parole, far la rivoluzione voleva dire cosruire un "nuovo blocco storico" capace di creare egemonia politica e '''br7ale /(H. Portellli Gramsci e il nuovo storico, Laterza). Anche in queeto caso, il gusto della metafora porta Gramsct a enunciare una formulazione politica ambigua. Nei suoi scritti sul Risorgimento Gramsci afferma che il successo dell'impresa fu determiato dalla buona riuscita dello sforzo teso alla creazione di un blocco storico dei ceti medi (A. Gramsci Il Risorgimento, Einaudi)
Ora, occorre precisare che Gramsci scriveva in carcere e quesro fatto gli impediva di esplicitare in tutte le sue componentiu il suo pensiero. Inoltre, a Gramsci piacevano le ardite metafore come quella del partito come un moderno principe( L. Paggi Il moderno principe, Editori Riuniti). Nelle mani di Togliatti, la creazione del "nuovo blocco storico" di Gramsci divenne la "lunga masrcia attravers le istituzioni" , la politica del "doppio petto" e del "doppioo binario", dell'unità nellla diversità. In altre parole, divenne "via italiana al socalismo". Nessuno mai spiegò di quale socialismo si trattasse.
Il grande matematico sovietico Kantorovic, il padre dei neomarginalisti sovietici scrisse che Marx disse poco o nulla sul socialismo. In realtà Marx fissò il principio "A ciascuno secondo i propri bisogni da ciascuno secindo le proprie capacità"che è l'esatto contrraio di quanto sostiene l'economia dominante.secondo la quale i fattori della produzione devono essere retribuiti sulla base delle rispettive produttività marginali all'interno di una normale funzione di produzione.
Tale tematica diventò di moda tra la fine degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta, quando fu lo stesso leader della CGIL Luciano Lama a farsi sostenitore della cd politica delle compatibilità. Allora ci fu a sinistra la riscoperta via Sraffa, della politcità della distribuzione del reddito, problema che non era stato risolto dalla precedente politica dei redditi. caldeggiata dai riformisti. In effetti, la politica dei redditi si trasformò in politica dei salari, mentre s'era dimostrato impossibile controllare la dinamica dei prezzi senza ricirrere a misure ammministrative che sarebbero state accolte con ostilità da parte delle imprese.In conclusione una economia giusta può esistere solo in una società giusta(J. Rawls Una teoria della giustizia Feltrinelli, S. Veca Una società giusta, Il saggiastore. Id Cittadinanza, Feltrnelli)
mercoledì 1 marzo 2017
Suicidio assistito
Cominciamo con i fatti, come ci sono stati raccontati dalla Stampa di Torino.
«Per favore, puoi ripetere ancora una volta il tuo nome?». L’infermiera ha più di cinquant’anni, non è la prima volta che si trova in questa situazione, ma sta piangendo. «Mi chiamo Fabiano Antoniani» risponde lui. «Fabiano Antoniani», dice ancora scandendo le sillabe per essere compreso. È un italiano di quarant’anni esule in Svizzera. Sono le undici di mattina. Il sole ha sciolto la neve sui prati lasciandoli lucidi e rigogliosi.
Davanti a un campo da pallone deserto, c’è questa casetta di lamiera azzurra. È nella zona industriale di Pfaffikon, a 20 chilometri da Zurigo e 240 da Milano. «La troverete a fianco della fabbrica di porte Lobag», dicono i residenti per spiegare la strada. E sta lì in mezzo, infatti, tutta protetta da una siepe. Nel piccolo giardino interno hanno costruito un laghetto artificiale. C’è un airone di legno fisso nell’acqua. Qualcuno ha lasciato un pacchetto di sigarette sul tavolo accanto all’accendino. Dentro la struttura, nella stanza grande, con quattro finestre e una stufa ad angolo, sopra un letto con le rotelle, ora è sdraiato Fabiano Antoniano detto Dj Fabo. «L’unica cosa di cui ho paura è di non riuscire a morire», dice all’infermiera.
Per la verità, per lui non è così facile parlare. Non lo è affatto. Ogni lettera è un rantolo cavato via dal petto, che sale dai tubi piantati nella trachea per permettergli di respirare. Ma gli hanno fatto ripetere il suo nome perché così vuole il protocollo. È una trafila obbligatoria che solleva ogni responsabilità da chi è presente, e quindi anche dalla Dignitas, l’associazione che si occupa dei suicidi assistiti in Svizzera. Perché è di questo che si tratta.
L’ultimo video di Dj Fabo prima di morire: “Sono arrivato in Svizzera senza l’aiuto del mio Stato”
Di confermare la propria scelta e di essere, al tempo stesso, gli autori materiali del gesto che determinerà la morte. Ma Fabiano Antoniani non può bere autonomamente il bicchiere con dentro 15 grammi di pentabarbital di sodio, la pozione che placherà le sue atroci sofferenze. Non può farlo perché è tetraplegico e non può muoversi, ed è anche completamente cieco. Hanno preparato apposta per lui un comando da mordere, per attivare la somministrazione in via endovenosa.
Un modo per consentirgli di affermare la sua volontà oppure recedere, fino all’ultimo istante. Ma non è questo che vuole fare Dj Fabo, non vuole tornare indietro, l’unica cosa di cui ha paura è di non riuscire a morire. Chiede che gli venga somministrato il medicinale antivomito, è il primo passo. Acconsente anche al fatto che venga accesa una telecamera: servirà per chiarire e scagionare. Adesso è davvero tutto pronto. Al suo fianco restano la madre e la fidanzata Valeria. Dj Fabo può decidere ancora per la sua vita.
Arrivare fino qui è stato un supplizio. «Sono lunghe cinque ore di auto senza vedere e senza potersi rendere conto di quello che sta succedendo», dice Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni. È lui che ha organizzato il viaggio. «Sono io che mi assumerò ogni responsabilità», ripete in continuazione. Sono partiti domenica su un’auto grigia metallizzata, allestita per ospitare la sedia a rotelle. Tenerla legata saldamente, era il primo problema. Assicurare la respirazione di Fabiano Antoniani, il secondo.
È stato un viaggio al buio, in silenzio. Passata la frontiera a Chiasso, lui non ha potuto vedere questa primavera in anticipo, i trattori già al lavoro nei campi, i bambini in bicicletta, i laghi, le serre, le bestie al pascolo. Non ha potuto vedere niente. E niente ha detto. «Quando siamo arrivati, abbiamo dovuto sollevarlo in quattro per portarlo nel letto», dice ancora Marco Cappato. Domenica sera. Dopo la prima visita medica con il personale della Dignitas, Fabiano Antoniani ha mangiato mezzo chilo yogurt alla stracciatella. Poi ha scherzato con gli amici che erano venuti per accompagnarlo. Assieme hanno ricordato vecchie vacanze estive. «Voglio dirvi una cosa - ha detto a un certo punto -. Non prendetemi per scemo, ma mettete sempre la cintura, fatemi questa promessa».
Fino al 13 giugno del 2014, la vita di Fabiano Antoniani era stata una vita felice o almeno dignitosa, prima dell’incidente stradale. «Mettete sempre la cintura, ve lo chiedo ancora una volta. Promesso?». Poi ha registrato l’ultimo messaggio vocale, ancora trovando il fiato dentro se stesso: «Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore. Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringrazierò fino alla morte. Grazie Marco. Grazie mille». La fidanzata Valeria ha scritto su Facebook: «Vorrei che questa notte non finisse mai».
Un altro yogurt a colazione, ma questa volta svizzero. «È molto più buono del nostro», ha detto scherzando Fabo. «Se non riuscissi a morire, almeno voglio portarne qualche barattolo a casa».
Proprio in quel momento, lì davanti, si avvicinava un’altra signora italiana, come in avanscoperta: «Mio marito ha un tumore in fase terminale. Siamo partiti da Venezia. Abbiamo prenotato una stanza nell’albergo qui accanto. Domani…». Morire in trasferta, sentendosi abbandonati dal proprio Paese. È questo che succede nella casetta azzurra di Pfaffikon.
Ma intanto questo era il giorno di Dj Fabo, quarant’anni compiuti il 9 febbraio. Era il giorno per ricordare i suoi viaggi in India, la passione per la moto, l’amore e gli amici, la musica sempre. E questa ostinazione. Questa forza straordinaria per arrivare fino a qui.
Così si è chiusa la notte senza fine di Dj Fabo, come lui stesso aveva definito la sua esistenza dopo l’incidente. Dentro un mattino limpido di sole, davanti a un campo di calcio con l’erba profumata.
Adesso un breve commento ai fatti. Epicuro diceva che non dobbiamo temere la morte perché quando c'è la morte non c'è la vita e quando c'è la vita non c'è la morte. Quello che ci fa paura è il morire. Può accadere che ll vivere sia più doloroso del morire. Io credo in Dio e non posso giustificare il suicdio.Però possso capirlo. Io cred perciò che una dignitosa morte sia mglore di una misera vita e credo che Dio nellla sua infinita misericordia potrà capire il gesto di Fabio.
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